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Come funziona il sistema di ventilazione nei grandi palazzetti? L’errore che compromette la qualità dell’aria

📅 16 Agosto 2026✍️ di Luca Fersini⏱️ 6 min di lettura

Nei grandi palazzetti, la qualità dell’aria dipende da impianti di ventilazione progettati per gestire folle variabili, emissioni interne elevate e vincoli energetici stringenti. Il bilanciamento tra ricambi d’aria, comfort termoigrometrico e consumi non è scontato: un singolo errore di distribuzione può annullare gli sforzi, peggiorando odori, CO2 e aerosol proprio quando gli spalti sono pieni.

Componenti e logica di un impianto ben progettato

La dorsale è l’Unità di Trattamento Aria (UTA), che filtra, riscalda o raffresca e immette aria esterna, modulando il ricircolo. La UTA alimenta una rete di canali con diffusori in mandata e griglie di ripresa. La portata d’aria, espressa in litri al secondo (L/s) o in metri cubi l’ora (m³/h), è regolata da serrande e ventilatori a giri variabili (inverter), così da adeguare il flusso alla presenza di pubblico.

Nei palazzetti la progettazione si basa su portate per persona e per superficie. Gli standard di riferimento, come UNI EN 16798-1 e ASHRAE 62.1, indicano valori tipici tra 7 e 14 L/s per persona a seconda della categoria di qualità dell’aria interna (da IDA 2 a IDA 1). In pratica, durante un evento con 4.000 spettatori, anche con strategie di controllo della domanda (DCV), i ricambi equivalenti possono variare da 2 a 6 vol/h, con incremento nelle fasi di picco.

La filtrazione è cruciale. Per limitare particolato fine (PM2,5) e aerosol, molti gestori adottano filtri secondo ISO 16890 di classe almeno ePM1 60% (equivalente a MERV 13), aumentando a ePM1 80% in aree urbane trafficate. Recuperatori di calore a rotore entalpico o a piastre, con efficienza di scambio spesso superiore al 70%, riducono i costi energetici del rinnovo elevato.

Il comfort igrometrico richiede umidità relativa tra il 40% e il 60%. Valori più bassi aumentano polverosità e irritazioni; più alti favoriscono condense su superfici fredde. Nei palazzetti con campo ghiaccio, la gestione del punto di rugiada sull’involucro è determinante per evitare gocciolamenti e nebbia.

Distribuzione dell’aria: miscelazione o spostamento d’aria

La distribuzione non è un dettaglio. Due strategie dominano: la ventilazione per miscelazione (mixing) e quella per spostamento (displacement). La prima usa getti a velocità medio-alta per diluire gli inquinanti in tutto il volume; la seconda immette aria a bassa turbolenza in prossimità del pavimento, sfruttando la risalita per convezione dell’aria calda generata dalle persone.

Strategia Come funziona Vantaggi Rischi nei palazzetti
Miscelazione Diffusori a soffitto o alto, getti che mescolano l’aria Uniformità termica, flessibile con affollamenti variabili Se i getti cortocircuitano la ripresa, scarsa diluizione in zona occupata
Spostamento Mandata bassa velocità vicino al pavimento, stratificazione Buona qualità dell’aria in zona respiratoria, bassi moti turbolenti Sensibile a ostacoli e layout delle tribune; rischi di correnti al piede se mal tarata

La scelta dipende da altezze, capienza, destinazioni d’uso e acustica. In arene polifunzionali, si adottano spesso soluzioni ibride: diffusori ad alta induzione per gli spalti, canali microforati per campi di gioco, plenum dedicati sotto le tribune per limitare zone morte d’aria.

Controllo intelligente: CO2, umidità e pressioni

Il controllo della domanda (DCV) usa sensori di anidride carbonica (CO2) come proxy dell’affollamento: un setpoint tra 900 e 1.000 ppm mantiene un adeguato livello di diluizione dei bioeffluenti contenendo i consumi. Nei periodi di scarso utilizzo, la portata minima è fissata per evitare ristagni e muffe nelle canalizzazioni.

Sensori di umidità e temperatura alimentano funzioni di deumidificazione e free-cooling. Con aria esterna fresca e secca, l’impianto può aumentare il rinnovo riducendo l’uso di compressori. In estate, la deumidificazione meccanica previene condense e cattivi odori, soprattutto sotto le tribune e nei servizi.

Il bilancio pressorio è spesso trascurato. Una leggera sovrappressione (5–15 Pa) rispetto all’esterno impedisce ingressi di polveri e odori. Serrande di ricircolo e di espulsione vanno regolate per evitare riflussi, soprattutto con porte carraie aperte durante i cambi campo.

L’errore che compromette la qualità dell’aria: il corto circuito

L’errore più frequente nei grandi palazzetti è il cosiddetto “corto circuito d’aria”: la mandata immette aria fresca che, invece di attraversare la zona occupata (platea e tribune), viene intercettata rapidamente dalla ripresa. Il risultato è paradossale: la UTA lavora, ma gli spettatori respirano aria poco diluita.

Le cause tipiche sono tre. Primo, posizione errata delle griglie: riprese troppo vicine o alla stessa quota delle mandate, specie sotto ballatoi e sovrastrutture. Secondo, getti con eccessiva velocità iniziale: il pennacchio d’aria salta la zona occupata e ricade verso le riprese lungo il soffitto. Terzo, serrande mal bilanciate: troppo ricircolo e poco rinnovo in evento, con portate progettuali impostate su condizioni “da allenamento”.

I sintomi sono misurabili. CO2 che supera 1.200 ppm nelle file centrali mentre resta bassa vicino ai corridoi; odori persistenti nonostante le UTA in marcia; differenze di temperatura oltre 2–3 °C tra fondo tribuna e primo anello; correnti d’aria avvertite in alcune aree e stagnazione in altre.

La diagnosi richiede strumenti semplici. Un tracciamento con fumogeni o palloncini elio evidenzia i percorsi dei getti. Sensori portatili di CO2 e anemometri a filo caldo, distribuiti in 10–20 punti campione, permettono di mappare la qualità dell’aria in presenza di pubblico. In zona occupata le velocità dovrebbero restare tra 0,1 e 0,2 m/s per comfort; valori inferiori possono indicare aria ferma, superiori correnti fastidiose.

Le soluzioni sono pratiche. Riconfigurare le riprese, distanziandole dalle mandate e, se possibile, abbassandole verso la zona occupata. Sostituire diffusori con modelli a induzione controllata o a lunga gittata regolabile, tarando l’angolo per favorire la penetrazione nelle tribune. Limitare la velocità di mandata nelle fasi piene, compensando con maggior portata di rinnovo. Programmare l’avvio anticipato della ventilazione (60–120 minuti) per pre-diluire inquinanti prima dell’ingresso del pubblico. Infine, verificare il corretto funzionamento del recuperatore: bypass non chiusi o tenute usurate possono ridurre il rinnovo effettivo.

Manutenzione: filtri, pulizia e KPI operativi

La qualità dell’aria è tanto buona quanto lo è la manutenzione. I filtri ePM1 60–80% vanno controllati mensilmente nei periodi di polverosità, con sostituzioni tipiche ogni 3–6 mesi a seconda della pressione differenziale. La pulizia dei canali principali ogni 3–5 anni limita la ricircolazione di polveri; sistemi a microfori e diffusori tessili richiedono lavaggi programmati.

Nei contratti di gestione conviene inserire indicatori chiave di prestazione (KPI): percentuale di tempo con CO2 sotto 1.000 ppm in evento; consumo specifico di ventilazione (kWh/m²/anno); ore di funzionamento in free-cooling; tasso di rinnovo medio per evento (L/s per persona). Questi numeri orientano investimenti e tarature, evitando di basarsi solo su percezioni e lamentele.

Un’attenzione particolare merita l’acustica. Ventilatori sovradimensionati e diffusori non silenziati generano rumore che compromette l’esperienza di gara. L’adozione di ventilatori EC a pale ad alta efficienza, rivestimenti fonoassorbenti e canalizzazioni bilanciate consente di restare sotto 45–50 dB(A) in tribuna durante il funzionamento a regime.

Accessibilità, costi e scelte energetiche

La ventilazione ben distribuita favorisce anche l’accessibilità: aree riservate a persone con fragilità respiratoria beneficiano di portate dedicate e filtri ad alte prestazioni. Zonizzazione e valvole a controllo elettronico permettono di alimentare settori con affollamento ridotto senza sprecare energia.

Sul fronte costi, la maggior voce proviene dal trattamento dell’aria esterna. Recuperatori ad alta efficienza, regolazioni DCV affidabili e monitoraggio in continuo riducono dal 20% al 40% l’energia per ventilazione rispetto a impianti a portata costante. Spesso l’intervento più rapido è la ritaratura: riposizionare le riprese e aggiornare i setpoint della UTA risolve il corto circuito senza rifare i canali.

Esperienze raccolte in impianti multisport evidenziano come l’adozione di filtri ePM1 80%, sensori CO2 in tribuna e campionamenti periodici durante eventi porti in poche settimane a CO2 mediana sotto 900 ppm e a una riduzione delle segnalazioni di odori. Sono risultati che si ottengono con metodo, più che con grandi budget.

Cosa ricordare prima del prossimo evento

Un palazzetto ben ventilato non è quello con la UTA più potente, ma quello in cui l’aria attraversa la zona occupata in modo controllato. Verificare layout di mandata e ripresa, evitare il corto circuito, calibrare setpoint su affollamenti reali, mantenere filtri e recuperatori: sono passaggi tecnici che trasformano una spesa ricorrente in un investimento sul comfort, sulla salute del pubblico e sulla reputazione dell’impianto.

Luca Fersini

Dopo anni da responsabile di palestre comunali in Lombardia, Luca ha maturato esperienza su efficientamento energetico e tecniche di gestione spazi multisport. Appassionato di sport inclusivi, raccoglie storie di accessibilità e innovazione negli impianti sportivi italiani.