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Qual è l’errore da evitare quando si intervista uno sportivo? La risposta degli addetti ai lavori che sorprende

📅 16 Agosto 2026✍️ di Elena Calderoni⏱️ 5 min di lettura

Intervistare uno sportivo sembra semplice: accendi il registratore, poni domande dirette, raccogli aneddoti interessanti. In realtà, il lavoro dietro le quinte è molto più complesso di quanto appaia. Chi ha trascorso decenni nel mondo dello sport – allenatori, organizzatori di eventi, giornalisti specializzati – sa bene quali sono i tranelli che aspettano chi affronta un’intervista mal preparata. E c’è un errore ricorrente che quasi tutti commettono almeno una volta, con conseguenze che vanno dalla perdita di credibilità alla chiusura definitiva della fonte.

L’errore principale: improvvisare senza conoscere il contesto

L’errore più grave che puoi fare quando intervisti uno sportivo è arrivarci senza aver studiato a fondo il suo background, i suoi risultati, le sue sfide personali. Sembra ovvio, eppure è sorprendentemente frequente. Uno sportivo lo percepisce immediatamente quando non sei preparato: nelle tue domande superficiali, nella mancanza di dettagli specifici, nella domanda che avrebbe potuto fare chiunque leggendo Wikipedia.

Gli addetti ai lavori che ho intervistato concordano su un punto chiave: uno sportivo dà il meglio di sé quando sente che l’intervistatore ha investito tempo nel capire veramente chi è. Non si tratta solo di cortesia – è una questione di fiducia. Se dimostri di conoscere il suo percorso, i suoi momenti difficili, le decisioni che ha preso, lui stesso sarà più propenso ad aprirsi e a condividere dettagli che raramente rivela altrove.

Nel mio decennio come allenatrice di nuotatori amatoriali, ho visto come i media locali che portavano domande ben documentate ottenevano interviste più ricche e genuine rispetto a chi arrivava generico. La differenza era evidente. I nostri atleti non erano campioni olimpici, eppure desideravano essere compresi nella loro totalità umana, non ridotti a numeri o risultati.

I criteri che distinguono una buona intervista

Una buona intervista si costruisce su tre pilastri fondamentali. Primo: la ricerca preliminare. Devi leggere gli articoli precedenti su quella persona, guardare video delle sue competizioni, capire il contesto del momento della sua carriera. Se è un nuotatore, non basta sapere i suoi tempi in vasca – devi conoscere come si allena, quali sono i suoi limiti fisici, quali le sue ambizioni future.

Secondo: le domande ben strutturate. Non domande generiche, ma domande che partono da quello che sai e chiedono di andare più a fondo. Invece di “Come è stato vincere quella gara?”, prova “Sappiamo che hai affrontato un infortunio sei mesi prima di quella gara – come hai gestito la pressione psicologica durante gli ultimi allenamenti?”. La differenza è sostanziale. La domanda specifica produce risposte specifiche.

Terzo: l’ascolto attivo. Molti intervistatori sono talmente concentrati sulla prossima domanda che non colgono i segnali della persona davanti a loro. Se uno sportivo accenna a un tema personale importante, quel è il momento di rallentare, di approfondire, di dimenticare il tuo foglio di domande predefinite. Le migliori interviste nascono dagli spazi tra le domande pianificate.

Gli errori comuni che indeboliscono la comunicazione

Oltre all’improvvisazione di base, ci sono errori specifici che rovinano l’intera esperienza. Il primo è assumere che tutti gli sportivi amino parlare di sé. Non è vero. Molti atleti, soprattutto i più giovani o quelli da sport minori, trovano l’attenzione mediatica stressante. Devi creare un ambiente sicuro, spiegare come userai le sue parole, garantire spazi di off-the-record se necessario.

Il secondo errore è non rispettare i tempi dello sportivo. Loro hanno allenamenti, competizioni, impegni personali. Se proponi un’intervista, sii flessibile, adattati ai loro orari, non il contrario. Quando ero organizzatrice di eventi in piscina, notavo come i giornalisti che riuscivano a farsi aiutare dai nostri staff per programmare gli incontri ottenevano interviste migliori rispetto a chi arrivava con pretese rigide.

Il terzo errore è mescolare Etica del giornalismo con scarsa professionalità. Se prometti riservatezza, mantienila. Se dici che pubblicherai il pezzo dopo una certa data, fallo. Questi dettagli costruiscono reputazione. Uno sportivo che si fida avrà meno filtri, sarà più autentico, ti offrirà storie vere.

Cosa dicono gli esperti dello sport

Ho parlato con diversi allenatori, responsabili di strutture sportive e addetti stampa di centri federali. La sorpresa che emerge dalle loro risposte? Quasi nessuno fra gli intervistatori più giovani conosce la Psicologia dello sport. Non intendo la teoria accademica, ma il sapere pratico: come funziona la mente di un atleta sotto pressione, quali sono i fattori psicologici che influenzano performance, come uno sportivo gestisce ansia, delusione, successo.

Questo sapere cambierebbe completamente le tue interviste. Permetterebbe di fare domande che non sembrano mosse da curiosità superficiale, ma da comprensione profonda. Un allenatore mi ha detto: “Quando un giornalista mi domanda dell’ansia pre-gara, capisco subito se ha studiato o sta improvvisando. E da lì dipende quello che gli racconto”.

Un’altra intuizione sorprendente: gli sportivi vogliono parlare dei fallimenti più che dei successi. Paradossale, vero? Ma ha senso. I successi sono già narrati dai numeri, dalle statistiche, dagli altri media. I fallimenti, invece, contengono umanità, lezioni, crescita. Se tu, come intervistatore, dai spazio a queste conversazioni, accedi a un livello di narrazione che pochi altri raggiungono.

Se fossi al tuo posto: la presa di posizione

Se fossi al tuo posto, prima di qualsiasi intervista, investirei almeno tre ore di ricerca seria. Leggerei tutto quello che è stato scritto sulla persona, guarderei video, parlerei con chi la conosce da tempo. Poi scriverei domande molto specifiche, legate a questi dettagli, e le revisionerei chiedendomi: “Avrebbe senso farla a chiunque, oppure è costruita su qualcosa di unico di questa persona?”.

Chiuderei il mio taccuino durante l’intervista almeno il 30% del tempo, per ascoltare veramente quello che mi viene detto. E soprattutto, riconoscerei che uno sportivo non è una fonte da spremere per una storia – è una persona che decide di condividere una parte del suo tempo con te. Quella è una responsabilità che merita rispetto.

Checklist operativa finale

Prima dell’intervista:

  • Dedica almeno 3 ore alla ricerca sul tuo intervistato
  • Leggi articoli precedenti, guarda video, studia risultati e contesto
  • Scrivi 8-10 domande specifiche basate su questa ricerca
  • Verifica l’orario e il luogo concordato, confermando con la dovuta anticipo
  • Prepara registratore e materiale di backup

Durante l’intervista:

  • Inizia con domande che dimostrano la tua preparazione
  • Ascolta attivamente – segui il filo della conversazione, non solo il tuo foglio
  • Dedica almeno il 30% del tempo all’ascolto puro senza scrivere
  • Chiedi di approfondire i momenti personali o emotivamente significativi
  • Rispetta i tempi e i limiti che l’atleta esprime

Dopo l’intervista:

  • Trascrivi accuratamente le tue registrazioni
  • Verifica i fatti e i dati citati
  • Se prometti riservatezza su certe parti, mantienila scrupolosamente
  • Condividi il pezzo finito prima della pubblicazione se concordato
  • Mantieni il contatto – costruisci relazioni durature, non usa e getta

Elena Calderoni

Elena ha trascorso oltre vent’anni come allenatrice e organizzatrice di eventi per nuotatori amatoriali in piscina pubblica. Il suo blog personale ha ispirato molti a riscoprire il valore sociale delle piscine cittadine e la cura delle strutture idriche.