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Interviste agli organizzatori di eventi sportivi: gli errori da non ripetere secondo chi ci lavora ogni giorno

📅 23 Agosto 2026✍️ di Martina Paladini⏱️ 5 min di lettura

Mi trovo spesso negli uffici delle società sportive locali, seduta davanti a direttori esasperati che scorrono fogli di valutazione post-evento con lo sguardo stanco. È lì che scopro gli errori più comuni, quelli che si ripetono stagione dopo stagione, impedendo a manifestazioni altrimenti ben organizzate di raggiungere il loro pieno potenziale. Negli ultimi dieci anni, tra le mie esperienze come istruttrice e coordinatrice di attività sportive di base, ho visto cosa funziona e cosa no. Ho deciso di raccogliere le testimonianze di chi organizza davvero gli eventi, giorno dopo giorno, per capire quale sia il filo rosso che unisce i fallimenti.

La comunicazione che arriva troppo tardi

Giancarlo gestisce l’organizzazione delle competizioni per una società di atletica leggera da oltre venti anni. Mi confessa che l’errore più ricorrente, quello che lo fa ancora tirare i capelli, è la comunicazione tardiva con atleti e famiglie. Non sta parlando solo di iscrizioni: parla di dettagli logistici, modifiche agli orari, informazioni sui servizi disponibili.

Quando ho iniziato a frequentare le piste d’atletica del mio quartiere come istruttrice, vedevo genitori arrivare completamente al buio su dove accompagnare i figli, parcheggiare male, creare caos. Giancarlo racconta che un messaggio inviato quarantotto ore prima potrebbe evitare il caos al cancello. Eppure molti organizzatori comunicano le informazioni essenziali solo due giorni prima, quando la gente ha già fatto i propri piani.

Il punto cruciale è che la comunicazione non è uno sforzo da concentrare all’ultimo momento. Deve essere una progressione: annuncio dell’evento con ampio preavviso, conferma dei dettagli logistici a distanza, reminder finali. I canali contano: email, social media, sms, persino una buona vecchia telefonata per i veterani che non guardano Instagram.

La sottovalutazione della gestione dei flussi

Raccolgo un caffè con Marina, che organizza una mezza maratona in città ogni primavera. Mi descrive una scena che conosco bene: seicento persone ammassate davanti a quattro tavoli di registrazione, un’ora di attesa, famiglie frustrate che si perdono le premiazioni iniziali. Le chiedo se ha mai contato quanti addetti aveva e quanti ne servirebbero.

Risultato: aveva calcolato il numero di iscritti, ma non il numero di persone che avrebbero accompagnato gli atleti. Una sottovalutazione classica. Gli organizzatori pensano alle persone in gara, non ai loro entourage. Nei piccoli impianti municipali dove lavoro, quando organizziamo una competizione giovanile, la folla è sempre doppia rispetto al numero degli iscritti.

Marina ora sa che per una manifestazione di medie dimensioni serve un addetto ogni trenta persone in più, non in meno. Ha riprogettato anche la logistica della zona iscrizioni, creando file separate per chi ritira il pacco gara e chi arriva per la prima volta. Organizzazione del lavoro e pianificazione del processo sono diventate le sue alleate.

L’underestimation dei servizi essenziali

Parlo anche con Roberto, che coordina gli impianti di una città media da quasi quindici anni. Lui sottolinea un aspetto che spesso passa inosservato fino all’evento vero e proprio: i servizi igienici, l’acqua, le aree di ristoro, lo spazio per i disabili.

Un evento sportivo non è solo gara. Durante le competizioni che seguo sui nostri campi, noto subito quando le risorse sono state calibrate male. Tre bagni per duecento persone è un errore. Due fontanelle d’acqua per atleti in piena estate è un’altra. Roberto mi spiega che questi dettagli non sono glamour, non finiscono nelle fotografie promozionali, eppure determinano il ricordo che ogni partecipante si porta a casa.

Ha iniziato a fare una lista di controllo precisa, basata non solo sul numero atteso di partecipanti, ma sulla categoria di evento, sulle condizioni meteo, sulla durata. Una maratona estiva richiede stazioni d’acqua ogni due chilometri. Una gara di giovani non serve alcol, ma servono snack nutrienti. Adattarsi al tipo di evento, piuttosto che applicare lo stesso schema a tutto, è rivoluzionario per tanti.

La gestione dei volontari come approssimazione

Quando parlo con gli organizzatori, emerge sempre la questione dei volontari. Li ho visti arrivare senza una vera assegnazione di ruoli, senza briefing, senza nemmeno sapere dove posizionarsi. Secondo chi lavora in prima linea, questa è una delle principali fonti di caos.

Federica, che ha coordinato decine di eventi giovanili, mi racconta di aver dovuto ricominciare da zero il suo sistema. Ora ogni volontario riceve una lettera con il suo ruolo specifico, l’orario, il punto di raduno, il numero di chi gestisce la sua zona. Ha anche creato una sorta di uniforme minimale: un foulard di colore diverso per ruolo, così gli atleti sanno a chi rivolgersi.

Questo approccio, che potrebbe sembrare militaresco, in realtà crea tranquillità. I volontari non si sentono persi. L’evento scorre. Le persone sanno dove trovare aiuto. Non è complicato, è semplicemente serio.

L’improvvisazione sul budget

Un ultimo errore che emerge dalle mie conversazioni è la gestione dei costi. Molti organizzatori, soprattutto quelli di piccole società, non hanno un vero bilancio preventivo. Scoprono i costi durante l’evento, improvvisano, chiedono fondi d’emergenza. È così che molte manifestazioni di base rimangono in perdita.

Bilancio previsionale e tracciamento delle spese dovrebbero essere obbligatori, mi dice Francesco, che dirige una piccola federazione di ginnastica. Ha imparato a conteggiare tutto: dai permessi comunali alle assicurazioni, dai materiali ai trasporti. Solo così capisce se un evento può generare ricavi o se deve puntare sul valore promozionale.

Gli errori degli organizzatori non sono difetti di carattere, ma di metodo. Comunicare prima, pianificare i flussi, dedicarsi ai servizi, gestire i volontari seriamente, contare i soldi con precisione. Sono le lezioni che raccoggo ogni volta che scendo alle piste del mio quartiere e ascolto chi, dietro le quinte, fa funzionare lo sport di base. Sono piccoli cambiamenti che trasformano un evento disorganizzato in un’esperienza che la gente ricorda con gioia, e che soprattutto la incoraggia a tornare.

Martina Paladini

Martina segue da vicino la riqualificazione di piccoli impianti municipali dove si è formata come istruttrice. Cresciuta tra le piste d’atletica di quartiere, racconta la quotidianità dietro le società sportive locali e anima community online di appassionati di sport di base.